Blockchain e biopolitica
Gli ambiti di indagine e il contributo informativo che potrà dare la commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione della pandemia non sono del tutto chiari. Se sui singoli aspetti: le mascherine difettose, i ventilatori polmonari non idonei, i morti da vaccino, il disastro delle valli bergamasche di inizio marzo 2020 , è infatti già all’opera la magistratura, da più parti si sente la necessità di interrogarsi sulla regia di una crisi che ha visto ricomparire quegli elementi di ingegneria sociale che il sociologo polacco Zygmunt Bauman aveva individuato nelle esasperate ambizioni di uno Stato emancipatosi dal controllo delle autorità non direttamente politiche e da «tutte le istituzioni di autogestione sociale».1 Nel caso odierno attori protagonisti non erano più soltanto gli Stati sovrani ma i “portatori di interessi” di una governance nella quale l’avallo scientifico dato alla biopolitica è venuto da organizzazioni internazionali quali l’OMS, a loro volta condizionate dal ruolo di finanziatori identificabili perlopiù in corporation multinazionali. L’applicazione delle misure è stata nondimeno demandata alle burocrazie statali, i cui mezzi sono da sempre soggetti esclusivamente alla ragione strumentale, e pertanto dissociati dalla valutazione morale dei fini. Come ha intuito Bauman e contrariamente a quanto sostiene un’opinione assai diffusa, la burocrazia non è meramente uno strumento che può essere usato con uguale facilità una volta per scopi crudeli e moralmente riprovevoli, un’altra per scopi profondamente umanitari. Anche se in effetti si muove in qualsiasi direzione venga spinta, la burocrazia assomiglia maggiormente a un dado truccato. Essa ha una logica e un impulso propri; rende alcune soluzioni più probabili ed altre meno. Una volta ricevuta una spinta iniziale (messa di fronte ad uno scopo), essa si spingerà, come le scope dell’apprendista stregone, al di là di molti dei limiti che le avrebbero imposto coloro che l’hanno messa in movimento, se avessero ancora il controllo del processo che hanno innescato. La burocrazia è programmata per cercare la soluzione ottimale. Ed è programmata in modo da misurare l’optimum senza distinguere tra un oggetto umano e l’altro, o tra oggetti umani e non umani. Ciò che importa è l’efficienza e la riduzione dei costi.2
Nell’abbinamento di misure di contenimento dell’epidemia antiche come il mondo con la sperimentazione su ampia scala di nuove terapie mediche è stato dispiegato un apparato di tecnologia informatica in grado, più di ogni altra tecnologia, di ridurre persone ed eventi a variabili, parametri e processi.
I funzionari del Terzo Reich avevano già intuito le potenzialità “politiche” dell’informatica quando si avvalsero della collaborazione dell’IBM per dotarsi di calcolatrici a schede perforate in occasione del censimento del 1939, in virtù del quale circa ottanta milioni di cittadini furono classificati anche sulla base delle origini etniche. Discipline allora ritenute scientifiche quali la frenologia (la capacità di analizzare il carattere a partire dalla misurazione del cranio) e la fisiognomica (la capacità di analizzare il carattere a partire dai tratti del volto) avevano in effetti preparato il terreno ai postulati “scientifici” del razzismo relativi alla riproducibilità genetica delle attitudini caratteriali, morali, estetiche e politiche.
Di queste tendenze comuni a tutti i paesi occidentali avanzati, lo Stato nazionalsocialista tedesco si pose all’avanguardia con l’introduzione di tribunali per la giurisdizione della salute ereditaria, le cui decisioni ebbero carattere coattivo allo scopo di realizzare un programma di “socialismo biologico” per l’“eliminazione della miseria”. La sterilizzazione forzata riguardò non meno di cinquecentomila donne, mentre non esistono dati certi per quanto riguarda il diffondersi della pratica dell’eutanasia. Con un ordine scritto predatato al giorno dello scoppio della guerra, nel 1941, Hitler diede poi il via libera all’annientamento della “vita senza valore” con la conseguente uccisione di circa centomila fra malati mentali e handicappati. La volontà di miglioramento genetico del popolo tedesco a maggior ragione mirava a escluderne gli “elementi estranei”. Le rigide misure adottate per combattere la “piaga degli zingari” da disposizioni di polizia divennero infine ordine di deportazione ad Auschwitz. Un risalto speciale fu dato alla “soluzione” del problema ebraico, dal momento che, fin dall’inizio, gli ebrei non furono indicati soltanto come una “calamità” (gli zingari), “inferiori” (i malati ereditari) e neppure solo come un “pericolo biologico” alla stregua di polacchi e russi, ma con appellativi direttamente mutuati dall’epidemiologia: batteri, bacilli, parassiti, veleno.3
Con l’avvio del conflitto l’IBM, che vendeva le proprie tecnologie a entrambe le parti belligeranti, raggiunse risultati di vendita ineguagliati. Le entrate provenienti dalla Germania crebbero a una velocità tale da costringere il rappresentante della ditta per l’Europa ad ammettere di non disporre di cifre definitive. In particolare, l’elaborazione dei dati sulla forza lavoro si erano rivelati vitali per i nazisti. I rapporti automatizzati consentivano infatti al Reich di schierare strategicamente sia gli operai specializzati all’interno della Germania che la manodopera importata forzatamente dai paesi occupati. Alla fine del 1940 il numero complessivo di quegli individui aveva ormai quasi raggiunto i due milioni e mezzo. I formati di divulgazione delle informazioni si evolvevano di continuo man mano che le esigenze del Reich cambiavano e man mano che la tecnologia Hollerith cercava di migliorare per essere sempre all’altezza del suo compito. Alla fine, le categorie di informazioni riguardavano quello che la Germania considerava il proprio pool completo di manodopera, dai titolari delle società agli operai specializzati via via fino agli operatori generici, suddivisi in base al sesso.4
L’abbinamento (solo cronologico?) di politiche sanitarie gestite da comitati medico-burocratici con programmi di razionalizzazione economica (Great Reset) offre inquietanti convergenze scaturite dal fatto che, come allora, al calcolo dell’efficienza viene ormai pacificamente attribuito il valore supremo nella decisione degli scopi politici. Non a caso, già durante gli anni del nazismo, erano state create quelle che oggi chiameremmo “cabine di regia” costituite da tecnocrati esperti per gestire settori e situazioni al di fuori degli ordinari contesti istituzionali. La razionalizzazione economica era stata così affidata al Reichskuratorium für Wirtschaftlichkeit (Comitato per l’efficienza economica del Reich), mentre l’intera operazione dell’Olocausto fu gestita dall’ufficio economico-amministrativo del Reichsicherheithauptamt. Tuttavia, sostiene Bauman, Via via che crescono, le organizzazioni burocratiche si lasciano raramente confinare a una sola area di attività qualitativamente distinta. Esse si espandono lateralmente, guidate nel proprio movimento da una sorta di lucro-tropismo, una specie di forza gravitazionale tendente alla massimizzazione del profitto sul capitale investito.5
L’avvio delle tecnologie informatiche di blockchain, propriamente un registro di contabilità condiviso e immutabile che facilita il processo di registrazione delle transazioni e la tracciabilità dei beni in rete, consente di rintracciare e scambiare qualsiasi cosa abbia valore, tangibile (una casa, un’auto, denaro, terra) o intangibile (proprietà intellettuale, brevetti, copyright, branding), riducendo rischi e costi. La loro adozione da parte delle PA, in Italia con Idpay, la piattaforma digitale per ricevere i bonus governativi, per la quale già è prevista l’interoperabilità dell’Agenzia delle Entrate, dell’Anagrafe, del Ministero dell’Interno e dell’Inps, ma sulla quale potrebbero convergere anche i dati del fascicolo sanitario, è leggibile nell’ottica della deriva disumanizzante paventata da Bauman (adozione del green pass).
La “sanitarizzazione” burocratica dell’esistenza, ricondotta a una serie di status certificabili, era già stata colta dal protagonista de Il castello di Kafka, ormai consapevole dell’equivalenza della vita con la sua dimensione amministrativa. Dietro i termini tecnici delle prestazioni burocratiche è diventato sempre più difficile distinguere gli esseri umani. L’indifferenza etica delle pratiche di cui sono oggetto si trasforma rapidamente in disapprovazione e censura qualora la resistenza o la mancata cooperazione rallentino i processi. A meritare apprezzamento morale sono invece i soggetti dell’azione burocratica, funzionari che possono fedelmente servire qualsiasi scopo. Superare e reprimere la resistenza delle vittime equivale per essi ad ovviare a un impedimento tecnico o a una disfunzione. Il “distanziamento sociale” è in questa prospettiva, prima che una misura sanitaria in caso di epidemia, una precondizione per l’efficacia dell’operato della burocrazia in una società nella quale gli effetti dell’azione umana arrivano molto al di là del «punto di fuga» della visibilità morale.
La vita sul Titanic tecnologico (metafora adoperata da Jünger) sul quale siamo forzatamente imbarcati può offrire molte occasioni di comfort e anche una parvenza di libertà fino a quando la navigazione avviene in un mare tranquillo ma al profilarsi di un pericolo, vero o presunto, la tecnica si disfa di comfort e libertà e rende manifesto che il destino dei passeggeri è legato a campionamenti statistici e alla retorica scientista (medica, demografica, economica, poco cambia). Proscrizione e annientamento restano così nel novero delle soluzioni qualora dalla cabina di comando si ritenga esse siano indispensabili al raggiungimento della meta.
Note
- Z. Bauman, Modernità e Olocausto, Bologna, Il mulino, 1992, p. 15. ↩
- Z. Bauman, ibidem, p. 150. ↩
- E. Nolte, Controversie. Nazionalismo, bolscevismo, questione ebraica nella storia del Novecento, Milano, Corbaccio, 1999, pp. 21-51. ↩
- E. Black, L’IBM e l’Olocausto, Milano, Rizzoli, 2001, p. 242. ↩
- Z. Bauman, ibidem, p. 148. ↩