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Il Gallo Silvestre

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Tecnica del Colpo di Stato

di Alberto Di Bello7 min di lettura

Trotzki arringa la Guardia rossa

Nel suo discorso di congedo dalla BCE, Mario Draghi, nel ribadire che l’euro sarebbe nato come un “progetto eminentemente politico”, tappa inevitabile per dare futuro al progetto europeo, sembra aver inconsapevolmente avallato le tesi “complottiste” di coloro che per il 2011 avevano individuato una volontà politica dietro l’impennata dello spread che determinò la fine del governo Berlusconi. Si era trattato di uno scenario anticipato, con maggiore gravità, dall’uscita di venticinque anni prima dell’Italia dal Sistema monetario europeo (l’antesignano dell’euro), alla quale era seguita la svendita del nostro sistema manifatturiero.  Se vittima furono, per due volte, i governi italiani, i colpevoli, celati dietro anodini parametri economici, potrebbero essere tanti, oltre beninteso gli stessi governi italiani, incapaci di gestire un sistema andato progressivamente fuori controllo. 

Negli anni Trenta, Curzio Malaparte aveva analizzato la tempestosa situazione politica europea seguita al Primo conflitto mondiale e si era riproposto di aggiornare le tesi di Machiavelli relative alla conquista del Principato. Un esito che aveva assunto, nel corso dell’Ottocento, il nuovo nome di “colpo di Stato”, a partire da quel 18 brumaio 1797 nel quale Napoleone Bonaparte, pur conservando tutte le apparenze della legalità, aveva sostituito il Direttorio con una dittatura, inaugurando di fatto una storia già lontana dagli esempi illustri dell’età classica.  

 

 

Nel Novecento il lucido e compiuto teorizzatore del colpo di Stato era stato Trotzki. Se Lenin, secondo Malaparte, fu lo stratega, l’ideologo, l’animatore dell’insurrezione d’Ottobre, essa fu tuttavia diretta e organizzata da Trotzki.  

L’insurrezione è una macchina, dice Trotzki: occorrono dei tecnici per metterla in movimento, soltanto dei tecnici possono arrestarla. La messa in moto di questa macchina non dipende dalle condizioni generali del paese, da circostanze eccezionali quali potrebbero essere una crisi rivoluzionaria giunta al punto di maturazione, lo spirito di rivolta delle masse proletarie spinto all’esasperazione, un governo impotente a far fronte al disordine politico, sociale ed economico. L’insurrezione non si fa con le masse: ma con un pugno d’uomini pronti a tutto, allenati alla tattica insurrezionale, esercitati a colpire rapidamente e duramente i centri vitali dell’organizzazione.i 

Per quanto rapido, e relativamente indolore, il meccanismo approntato da Trotzki manteneva una coreografia politica che la moneta unica ha perso a favore della dimensione meramente tecnica, in un certo senso perfezionandosi rispetto al suo stesso modello, per trovare piena applicazione in un ambito nel quale la politica si declina nei termini dell’economia come quello dell’Unione europea. 

La moneta era divenuta uno strumento politico a tutti gli effetti già con la cancellazione da parte degli Stati Uniti del trattato di Bretton Woods, che pure gli americani stessi avevano imposto da vincitori nel 1945, stabilendo un rapporto fisso dollaro/oro. La fine, sancita nel 1971, del sistema ha fatto sparire anche la nozione di moneta reale ma ha lasciato il dollaro nella funzione di riserva monetaria e al contempo di principale mezzo di pagamento delle transazioni commerciali, consentendo al governo degli Stati Uniti di poter accumulare un imponente debito e di poter intervenire in modo decisivo sui mercati internazionali. Di un contesto imperiale, la cui base era costituita da attività economiche, si potrebbe già parlare a proposito dell’impero coloniale britannico, le cui fondamenta erano state poste da enti commerciali quali la Compagnia delle Indie Orientali e la Compagnia della Baia di Hudson, cui solo molto più tardi il governo inglese era subentrato con funzioni ispettive e politiche. Per almeno due secoli, la storia del Regno Unito si è saldata con quella dell’immenso impero transoceanico, del quale forse è eccessivo parlare come di una collezione di territori casualmente acquisiti, ma di cui si avvertì sempre una certa fragilità, anche nel XIX secolo, nel periodo della sua massima espansione, in quanto strutturato, a differenza degli omonimi continentali, non come una realtà istituzionale, ma piuttosto tecnica ed economica.  Solo alla fine della Prima guerra mondiale, quando le colonie e i “mandati” della Lega delle nazioni, come l’Iraq e la Palestina, persero la loro redditività gli Stati Uniti d’America subentrarono al Regno Unito proprio attraverso lo smantellamento dell’area della sterlina.   Un esempio di dominio ex coloniale, coerente anche dal punto di vista geografico, configurato attorno a una moneta, è costituito oggi dall’area del CFA (inizialmente acronimo per Colonies françaises d’Afrique, per poi significare, dal 1958, Communauté financière africaine), che è anche il nome della valuta di due unioni monetarie, ossia di due gruppi di paesi, in grande maggioranza ex colonie francesi, che hanno la stessa banca centrale e la stessa politica monetaria orchestrata, si afferma nel comune interesse, da Parigi. 

 

Negli USA, nel secondo dopoguerra, gli studi di geopolitica si erano orientati a individuare le basi della strategia romana di epoca imperiale che consentiva di controllare l’estesissimo limes con appena 150.000 legionari. Per i Romani infatti, come per noi, i due requisiti essenziali di una società in evoluzione erano una sicura base materiale e un’adeguata sicurezza. Per i Romani, come per noi, la difficile meta dell’arte strategica era di dare sicurezza alla società, senza pregiudicare la vitalità delle sue basi economiche e senza compromettere la stabilità di un ordine politico in evoluzione. Il successo storico dell’impero romano, che appare evidente nella sua incomparabile durata, rifletteva il modo in cui si era riusciti a conciliare queste due opposte esigenze, dato che non furono certo solo i successi sul campo di battaglia ad assicurare, per così lungo tempo, la tranquillità su vasti territori in seguito tanto tormentati.iii  Dopo essere stata sperimentata su ampia scala nel “cortile di casa”, la tecnica del colpo di Stato ha trovato applicazione nel tentativo di costruire un reticolo di Stati “clienti” attorno alla Russia, organizzando la protesta apparentemente spontanea ai regimi post-socialisti per il tramite di una costellazione di associazioni e ONG nate e finanziate ancora in piena guerra fredda per contrastare l’influenza sovietica. La rivista “Eurasia” ne fornisce un elenco dettagliato se non esaustivo. Si tratta spesso di sigle che non dicono molto ai profani: USAID, USIP, NED ma comprende anche l’Istituto Aspen, la Jamestown foundation, l’Albert Einstein Institute e la (più celebre) rete Open Society di George Soros.iv I media mainstream si sono preoccupati di presentare delle operazioni pianificate: le “rivoluzioni colorate” o “rivoluzioni arancioni”, come la genuina espressione di una gioventù avida di libertà nei confronti di regimi cripto-sovietici corrotti. Più o meno gli stessi termini nei quali è stata proposta all’opinione pubblica occidentale la cosiddetta Onda verde: la strategia con la quale le amministrazioni Bush e Obama intendevano sostituire i vecchi regimi mediorientali con la democrazia degli “islamisti moderati”. L’operazione è tuttavia in larga parte fallita con la controrivoluzione egiziana e per l’inattesa resistenza del governo siriano di Assad. Otto anni di conflitto sul campo hanno mostrato l’importanza dell’arma psicologica nelle operazioni di regime change: la cosiddetta psyop («operazioni pianificate per influenzare attraverso determinate informazioni le emozioni e motivazioni e quindi il comportamento dell’opinione pubblica, di organizzazioni e governi stranieri, così da indurre o rafforzare atteggiamenti favorevoli agli obiettivi prefissi»v) combattuta mediaticamente. Le iniziali manovre di soft power, incentrate sulla comunicazione via internet, sul giornalismo popolare e sui social network di notizie inverificabili trovano poi riscontro nella forza d’urto egemonica delle agenzie di stampa e dei grandi trust mediatici. 

Il fallimento della “primavera araba”, l’elezione di Donald Trump, la Brexit, l’affermazione dei partiti “sovranisti” hanno indotto i gruppi di potere che fanno riferimento alla finanza transnazionale a ritenere che la comunicazione via internet, anche se quasi monopolizzata da giganti del Web fiscalmente ricattabili, fosse troppo facilmente infiltrata da (sic!) fake news.  Il 20 febbraio 2019 il presidente francese Emmanuel Macron, assediato dal movimento protestatario dei Gilet Gialli, ha proposto di perseguire chiunque si facesse interprete di opinioni “antisemite” e ha contestualmente sciolto d’imperio alcune organizzazioni politiche giudicate di estrema destra come Bastion social, più probabilmente per sottrarre una sponda politica all’opposizione popolare. 

In Italia, il giorno dell’insediamento del nuovo governo Conte, Facebook ha cancellato decine di siti legati a Casa Pound con le relative fake atte a diffondere odio e violenza in contrasto con i principi della piattaforma ma, dal momento che il nuovo esecutivo continuava a non godere di eccessiva simpatia da parte dell’elettorato che aveva visto ribaltato l’esito elettorale, aveva mosso i primi passi una rivoluzione colorata (preventiva) tutta italiana: le Sardine. Poi è arrivata la pandemia…

Come ha insegnato, e come continua a ricordarci, Mario Draghi, l’euro (e il progetto politico annesso) sono un destino ineluttabile. 

iC. Malaparte, Tecnica del colpo di Stato, Milano, Adelphi, 2011, p. 177.

iicit. in P. Borgognone, Storia alternativa dell’Iran islamico. Dalla rivoluzione di Khomeini ai giorni nostri (1979-2019), Milano, Oaks, 2019, p. 824.

iiiE. N. Luttwak, La grande strategia dell’impero romano, Milano, BUR, 2013, p. 13.

iv< https://www.eurasia-rivista.com/le-rivoluzioni-colorate-in-eurasia/ >

vcit. in P. Sensini, Siria. La strategia del caos sotto i nostri occhi, Milano, Jaca book, 2017, p. 53.

1 commento

  1. Analisi perfetta.
    Quello contro il governo Berlusconi/ Tremonti fu un colpo di stato nel quale,anziché i fucili, venne usata la speculazione finanziaria da parte di Germania e Francia con l’ appoggio del ns. Presidente Napolitano ( sodale degli USA che negli anni 60 era l’unico comunista a poter entrare negli USA ).
    Questo colpo di stato permise un radicale cambio di politica sociale, economica ed estera da parte del governo MONTI ( facente parte di Bildenberg) .Le conseguenze le abbiamo viste tutti : innalzamento dell’ età pensionabile di 4 anni, smantellamento art.18 e via così.
    Ora vedremo Draghi.

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